A scuola di legalità, gli studenti di Lecco visitano Fiore

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Splende il sole sull’insegna di Fiore – Cucina il Libertà, sullo sfondo le alpi con le cime innevate, a pochi passi le acque placide del lago. Siamo a Lecco, in Via Belfiore 1, in un “bene comune”, confiscato alle mafie e inaugurato un anno fa. Basta guardarsi intorno per capire che non si tratti solo di un ristorante-pizzeria, le pareti sono fatti di libri, da Zanna Bianca a Primo Levi, e tante sono le iniziative organizzate, aperte alla cittadinanza. Come l’incontro di oggi, martedì 14 marzo, organizzato insieme con CRU Unipol, LIBERA, Auser Lecco, il Comune di Lecco ed alcuni istituti superiori della città: il liceo classico Parini, il liceo artistico Medardo Rosso e il professionale Bertacchi.
Circa trenta gli studenti, in prevalenza maggiorenni, che hanno partecipato con i loro insegnanti all’iniziativa ideata per raccontare loro la storia di Fiore, come simbolo di rigenerazione dei beni confiscati alle mafie. Un incontro aperto, pensato come un dialogo e un’opportunità di approfondimento, con un’attività laboratoriale per sperimentare la progettazione di un bene comune.

Ad aprire i lavori Riccardo Mariani, Assessore Politiche sociali del Comune di Lecco, con uno “schiaffo etico ai criminali” dato dalla vivacità del luogo dove un tempo si riunivano gli affiliati per i loro traffici illeciti. “La legalità ha un solo prerequisito” ribadisce Mariani “l’etica, la passione per un senso di giustizia”.
A dare il benvenuto agli studenti Ugo Zanchetta dell’area sostenibilità CRU Unipol, Giorgio Mazzoleni di Auser Lecco e Jessica Mazza di Libera che hanno ringraziato il Presidente di Legacoop Lombardia, Luca Bernareggi, per la partecipazione al progetto e ai lavori.
Legalità, cambiamento e inclusione sono le parole chiave usate da Vincenzo Moriello che ha raccontato agli studenti “storie nuove”, affermando la possibilità di cambiare le cose, a partire dagli spazi. Dove prima c’era un covo di mafiosi ora c’è un luogo di cultura e cucina, gestito da una cooperativa sociale – La Fabbrica di Olinda – che si occupa di reinserimento lavorativo.
Moriello ha illustrato il percorso che ha portato a ciò, a partire dalle prime lotte sociali antimafia di origine contadina alla Legge Rognoni – La Torre che nel 1982 ha sancito la confisca dei beni di non legittima provenienza. Si passa poi alle disposizioni sui beni della Legge 1996, al codice antimafia del 2011 e alla riforma recente del 2017, citando l’importante proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Io Riattivo il Lavoro” che ha portato alla legge che consente di destinare a fini sociali-stituzionali i beni confiscati.
Nella sala di Fiore si sentono i nomi solenni di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Pio La Torre . Del politico e sindacalista si ricorda la sua relazione di minoranza del 1976 sulla mafia al nord. Gli studenti ascoltano con sguardo serio e attento, riportando il pensiero ai fatti contemporanei, alla mafia radicata anche nei loro territori.

L’incontro prosegue con un laboratorio in gruppi, coordinato da Moriello, dove gli studenti hanno un ruolo attivo, chiamati a progettare uno spazio confiscato per destinarlo a uso comune, tenendo conto sia dell’aspetto imprenditoriale che di quello sociale.
E’ qui che emerge la partecipazione e il coinvolgimento dei ragazzi: il primo gruppo progetta con passione, con dedica a Peppino Impastato. “Tutto per tutti” è il titolo del progetto che prevede la gestione di terreni da parte di persone con difficoltà, con lo scopo di integrarli nella società.
Il secondo gruppo immagina e disegna la pianta di un agriturismo in memoria di Pio La Torre, dove lavorerebbero i richiedenti asilo e i migranti. Un progetto di accoglienza e integrazione da avviare con il supporto di Unipol e del crowdfunding e con le mani nella terra perchè “se i mafiosi avevano le mani sporche di sangue, noi le avremo di terra”.
Gli studenti del terzo gruppo danno vita all’Associazione Legalità Luce, che diventerà un centro per gli anziani, in memoria di Rosario Livatino, il “giudice bambino” assassinato dalla Stidda, che “non ha avuto la possibilità di diventare anziano”.
A commentare con soddisfazione i lavori della giornata l’intervento di Luigi Guarisco, referente regionale di Libera.

L’incontro si è concluso con la visita al bunker dove nel 1992 è stato trovato e arrestato il capo mafia Franco Coco Trovato. Al centro della stanza c’è ancora la porta blindata dietro cui si nascondeva. Questo spazio presto accoglierà una mostra fotografica, perchè tutto si rigenera e diventa una storia nuova da raccontare. A concludere è arrivata la pizza, specialità di Fiore, mangiata tutti insieme, digerendo le informazioni e gli stimoli ricevuti nel corso della mattinata.
La Prof. Annalisa Scialla non ha dubbi: “questa è la migliore gioventù”.