12° Congresso Legacoop Lombardia: dalla cooperazione una risposta per le fratture del Paese

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“Dalla cooperazione una risposta per le fratture del Paese”

Al 12° Congresso di Legacoop Lombardia Luca Bernareggi dopo tre mandati passa il testimone ad Attilio Dadda

Una situazione di “caos permanente”, con “fratture aperte” a causa delle quali il Paese “fatica enormemente a ricomporsi”. Un quadro nel quale la cooperazione è chiamata ad “essere parte della risposta”. Un obiettivo impegnativo per raggiungere il quale dovrà ridurre rapidamente le “troppe distanze” che “ancora esistono tra ciò che diciamo e ciò che pratichiamo”. Lo ha spiegato Luca Bernareggi, presidente uscente di Legacoop Lombardia, aprendo un Congresso regionale – il dodicesimo – che chiude un ciclo, dopo tre mandati pieni, un “lasso di tempo denso di cambiamenti profondi”, passando il testimone ad Attilio Dadda, già vicepresidente vicario, per il quale la Presidenza uscente ha espresso un parere favorevole unanime. Il dodicesimo Congresso regionale ha eletto, il primo marzo scorso, i 57 rappresentanti alla assise nazionale di Legacoop e ha dunque rinnovato gli organi regionali a partire dalla nuova Direzione cui spetta il compito di eleggere il nuovo presidente regionale. Una mattinata ricca di saluti istituzionali e un pomeriggio di confronto su alcuni temi decisivi per il futuro per una giornata ricca di stimoli per il programma futuro.

“La grande crisi degli anni 2007/2008 – ha ricordato Bernareggi – ha trasformato in profondità, nei contenuti nelle modalità e nei tempi, i caratteri delle dinamiche economiche e sociali. La lunga transizione italiana è diventata uno stato di caos permanente. Siamo ancora un Paese fermo, ormai da troppi anni, inchiodato alle sue croniche e patologiche difficoltà”.

Tra i nodi da affrontare Bernareggi ha posto il “salario minimo, visto che siamo tra gli ultimi paesi al mondo ad esserne senza” e che “i due terzi dei contratti di lavoro che riguardano persone con meno di 40 anni in Italia non sono riconducibili a contratti di lavoro tradizionalmente intesi” e che esiste “una platea di qualche milione di persone che pur lavorando fanno una fatica enorme ad avere una vita dignitosa”. Per Bernareggi è importante superare il rinvio del provvedimento sulla autonomia differenziata che è “assolutamente fuori luogo” definire “la secessione dei ricchi” e serve “una profonda manutenzione straordinaria, pena la sua decadenza” dell’edificio europeo. Parlando di immigrazione ha ricordato come la “cooperazione sociale in questa regione ha promosso, prima in Italia, la carta della buona accoglienza”.

“Noi – ha spiegato – siamo per una società aperta, tollerante e inclusiva: chiedo a tutti di non rimuovere il tema ma di non enfatizzare un clima. I ragazzi che raccolgono i pomodori in condizione di nuova schiavitù sono una vergogna nazionale, e lo sono da decenni, non dal 4 di marzo dello scorso anno. Ricordo che Coop è stata tra i pochi a porsi il problema diversi anni fa e a organizzare filiere di prodotti con marchi di garanzia sul rispetto dei diritti di chi lavora” Oggi in Italia siamo davanti a fratture aperte, generazionali, geografiche, sociali: “La cooperazione – ha spiegato – può e deve giocare la sua partita e cercando di mettersi dentro a queste ferite con l’ambizione di esserne uno strumento democratico di risposta”, tenendo in considerazione che al di là della crisi – grazie anche alla rivoluzione digitale – siamo davanti a trasformazioni profonde. “Le persone più giovani – ha ricordato Bernareggi – stanno maturando un rapporto diverso con il concetto stesso di proprietà: pago l’auto per quello e quando mi serve, vado in affitto perché posso cambiare vita e luogo di lavoro talmente velocemente che il fatto di impegnarmi con un mutuo può diventare un problema.

E ancora, avere una giacenza su un conto in una agenzia bancaria per loro è una cosa primitiva”.

“Le ferite aperte nel Paese, le trasformazioni in atto – ha proseguito – impongono alla cooperazione di farsi carico delle risposte possibili, in una chiave democratica, partecipativa e solidaristica. O la cooperazione saprà essere parte della risposta al problema o diventerà essa stessa una parte del problema”.

In Lombardia questo cammino è stato intrapreso: “In questi anni travagliati abbiamo comunque creato i presupposti per lavorare con più strumenti e risorse a disposizione delle cooperative attorno al tema dell’innovazione. Abbiamo costituito una società per favorire processi di riconversione o di diversificazione delle attività. Parlo della nuova Coopservizi, di Genera, dello spazio a disposizione per attività formative sull’economia digitale”. Per essere davvero efficaci dobbiamo ammettere che “troppe distanze ancora esistono e resistono tra ciò che diciamo e ciò che pratichiamo”, ad esempio su intergenerazionalità, parità di genere, partecipazione, formazione, cooperazione tra cooperative anche se “non si è autorizzati a richiedere solidarietà davanti a crisi aziendali largamente prevedibili e figlie anche di comportamenti poco responsabili”.

“La Presidenza uscente – ha concluso Bernareggi – ha espresso un giudizio unanime sulla persona che ha le caratteristiche giuste per essere il futuro presidente nella persona di Attilio Dadda, attuale vicepresidente vicario e responsabile del dipartimento multiservizi. Dadda saprà essere, ne sono certo, un’eccellente guida e un riferimento per tutti”.

“Il successo dei territori dipende dalla capacità di gestire il giorno per giorno senza perdere una visione che va in là nel tempo. Nelle diversità sposare una visione di sviluppo. Ognuno fa la sua parte. È una lunga semina a cui Legacoop qui partecipa da sempre”. Così il sindaco milanese Giuseppe Sala ha aperto il 12° Congresso di Legacoop Lombardia. “È necessario lavorare perché la ricchezza cresca – ha proseguito – ma a questo si deve associare a una forte spinta verso la solidarietà. Voi questo connubio lo avete nel dna e lo dimostrate, lo sapete fare. L’integrazione è fatica però ci devi provare. Dalla diversità si ottiene un’energia insperata. Non si possono mettere d’accordo tutti, ma chiediamo a tutti nelle differenze di far la propria parte, e voi lo state facendo”. “Il profilo della società è radicalmente cambiato dal 2008 – ha detto l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera – per questo occorre rinnovarsi, non sedersi, cercare nuove traiettorie, aprire nuovi settori, esercitarsi in nuove sfide. Dobbiamo garantire un aiuto a chi ne ha bisogno ma per sostenerne l’autonomia, per renderli soggetti attivi all’interno della società: è l’obiettivo della Regione ed è quel che voi fate, ogni giorno”. “Il sistema cooperativistico – ha spiegato Guido Guidesi, sottosegretario di Stato – è un soggetto fondamentale e ha fatto da cuscinetto nella crisi per territori e filiere, è un valore aggiunto anche economico”. “Rigenerare il territorio è possibile – ha spiegato Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle Politiche sociali – mettendo al centro la dignità della persona. Si è sviluppata sulla pelle del movimento cooperativo una ingiusta narrazione: chi fa l’assessore al welfare sa come la cooperazione offra opportunità non per risparmiare risorse esternalizzando ma per innovare ambito dei servizi. Noi non vogliamo tagliare risorse contrastando così l’integrazione, ma premiare la qualità. Scommettiamo insieme sulla vita delle persone”. “Il punto fondamentale – ha concluso Massimo Minelli, presidente Confcooperative Lombardia – è ‘Prima le persone’. Vale per le politiche pubbliche, vale per le nostre imprese e anche per le associazioni. Dopo aver ascoltato Bernareggi pensavo che questa poteva essere anche un’assemblea di Confcooperative. Dodici anni fa non sarebbe stato così. Sono le persone a fare la differenza, le relazioni che si creano, e per questo non smetterò mai di ringraziare Luca”.

Attilio Dadda: “Sono qui per essere bandiera di un lavoro condiviso”

Giuseppe Attilio Dadda è il presidente di Legacoop Lombardia, ad eleggerlo i cooperatori che hanno preso parte al 12° Congresso, 52 anni, lodigiano, da 27 anni lavora nella cooperazione lombarda. È stato direttore generale di imprese e società cooperative nel settore dell’energia e dell’ecologia, coordinatore del Dipartimento Multiservizi e vice presidente vicario in Legacoop Lombardia. Ha assunto incarichi istituzionali per le aree protette e per i parchi e si è occupato di cooperazione internazionale. Al Congresso Regionale ha proposto un modello di Direzione e di Presidenza caratterizzato da una significativa quota di giovani e di cooperatrici, con una sensibile riduzione del numero complessivo dei membri nei due organi. “Strutturare un lavoro collegiale tra settori, territori e cooperative, per essere la bandiera del lavoro condiviso e sostenibile sia in termini ambientali che di comunità” è uno degli obiettivi della sua Presidenza, illustrato nel corso del discorso di ringraziamento pronunciato al Congresso milanese. “Ho poche certezze – ha proseguito Dadda – ma ho abbastanza chiaro di dover tutelare, rappresentare e valorizzare questo nostro patrimonio fatto anche dalle relazioni tra persone. Siamo cooperatori non naviganti: non galleggiamo in superficie siamo cooperatori speleologi, ci caliamo dentro le fratture, per sentirci parte dei processi in atto e portatori di proposte costruttive. Ho ascoltato tutti gli interventi al Congresso. Vi ringrazio del prezioso contributo, ne faccio tesoro, sono fonte di approfondimento e stimoli utili alla stesura della nostra traccia di lavoro per questo mandato”.

Riconoscere le fratture ed abitarle per trovare insieme una risposta

Abitare le fratture. Vederle, riconoscerle, comprenderne le cause. Per riuscire ad individuare possibili strade per rispondervi. Aiutare tutti a percorrere questo itinerario è stato l’obiettivo dell’incontro che si è svolto nel pomeriggio durante il 12° Congresso di Legacoop Lombardia, coordinato ed introdotto da Enzo Risso, direttore scientifico dell’istituto di ricerca SWG. “Oggi tutto si consuma in un tweet – ha spiegato Gabriela Jacomella, fondatrice di Fatcheckers – ci rifiutiamo di vedere la complessità che invece dovremmo avere il coraggio di mappare. Viviamo in un sovraccarico informativo, ci sentiamo persi in questo mondo, dentro le fratture. Per questo ci chiudiamo in bolle di filtraggio che ci confermano e rassicurano, senza contatti tra di loro”. “Sull’immigrazione – ha commentato il rapper Tommy Kuti – ci stiamo tutti lasciando prendere in giro: vi fanno credere che il problema siano gli sbarchi quando invece la maggior parte delle persone arriva in aereo e il problema è che c’è sempre meno lavoro, e non certo per gli sbarchi. Ma non c’è un’altra narrazione, per cui quando qualcuno mi incontra pensano che sia inglese o americano, non riescono a concepire in Italia una persona di colore che non sia povero o straniero”. “I lavoratori freelance – ha ricordato Francesca Martinelli della cooperativa DOC Servizi – sono aumentati dell’80% in un decennio. Siamo davanti a tanti uomini-impresa, piccole aziende capaci di ragionare in termine di forze impiegate e risultati. Il loro patrimonio sono le competenze che devono essere sempre aggiornate per non diventare obsolescenti. Una situazione che rischia di finire ad essere un cappio al collo del singolo, per evitare il quale la cooperazione può e deve fare tanto”. “Oggi venendo qui ho avuto l’istinto di buttare la giacca nel cassonetto, tanto faceva caldo: forse iniziamo tutti a renderci conto – ha spiegato il climatologo Luca Mercalli – che il riscaldamento globale non è una favola. Abbiamo però perso 25 anni che potevano servire per prevenire il disastro, ora possiamo solo diminuire l’entità del danno. Cooperare è l’unica strada per riuscirci. Quello che stiamo facendo produrrà danni per millenni e il rischio di estinzione della nostra specie non è più catastrofismo, è reale. Solo cooperando possiamo ridurre il danno a un livello accettabile”.
A ricordare che la cooperazione può essere una delle risposte possibili è stata Annalisa Murgia – professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano – con il suo intervento sulle aree “ibride” del mercato del lavoro perché “frammentazione del lavoro e crisi della rappresentanza non significa che le persone non siano in cerca di una voce collettiva”.
Ad occuparsi delle fratture sui temi legalità e violenza di genere è stato Fabio Roia, Presidente di Sezione del Tribunale di Milano, Componente del Tavolo Permanente per il contrasto alla violenza di genere di Regione Lombardia con le sue riflessioni sull’attuale “rigurgito culturale” che pone ad esempio la famiglia come soggetto privatistico in cui l’esterno non deve entrare.
Sono le parole di Edgar Morin, citate da Enzo Risso, a trarre le fila del dibattito: “Non si cresce in sviluppo se non si cresce in solidarietà”.

Lusetti: “Il Paese ha bisogno di rivoluzioni cooperative”

“È partita la campagna congressuale e stiamo rispettando i tempi, lo Statuto, tutti i passaggi: è un fatto importante perchè la democrazia non è solo un tweet, la forma in questi casi è sostanza. Sarà una campagna ricca, accompagnata da altri eventi come gli Stati generali della cultura, fondamentali per avere rapporto costante e continuativo con quel mondo per capire fenomeni e mutamenti in atto”. Lo ha spiegato il presidente nazionale Mauro Lusetti intervenendo al 12° Congresso di Legacoop Lombardia. “Vogliamo metterci in gioco nelle fratture di questo Paese – ha spiegato – per ricucirle. Per farlo dobbiamo recuperare autostima, costruire eventi in cui quel che siamo anche con difetti emerga in modo compiuto. Economia sostenibile, società inclusiva, lotta per i diritti: il mondo ha bisogno di rivoluzioni cooperative” “Il nostro sistema valoriale – ha proseguito – è un elemento per competere ma dobbiamo trasferirlo nella quotidianità, a partire dall’esigenza di spingere maggiormente le occasioni per cooperare tra cooperative dopo una stagione in cui spesso ognuno di noi si è soprattutto difeso, badando a sopravvivere. Così come l’intergenerazionalità, che è parte del nostro dna, non posizionamento di marketing”. “La sostenibilità, ovvero la possibilità di dare una risposta alla frattura tra economia e natura – ha concluso il presidente di Legacoop e dell’Alleanza delle Cooperative – deve essere al centro dei nostri sforzi per ripartire, così come un’attenzione diversa serve al tema delle dimensioni d’impresa, che deve essere quella adeguata per lo scambio mutualistico tra i soci, non corrispondere a esigenze di mercato o alle ambizioni dei gruppi dirigenti, al centro deve esserci il socio”.

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