Comunità urbane, a Milano un progetto family friendly

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Selezionata dal Bando Coopstartup Rigeneriamo Comunità di Legacoop, l’idea progettuale sta prendendo vita nel quartiere Via Gola/Navigli grazie alla partecipazione di genitori e cittadini.

Babysitting in condivisione, swap, coworking con area bimbi, spazi comuni, momenti di formazione, convenzioni per affitti brevi per nonni in visita. Sono alcuni dei bisogni emersi dalle famiglie che abitano il quartiere Via Gola/Navigli di Milano, invitati a discuterne insieme domenica 12 gennaio allo spazio ABnormal Gallery.

Ad organizzare l’incontro, con area gioco per i bambini inclusa, è stato Fabio, il referente della social street di quartiere, assieme a Camilla e Federica, promotrici del progetto UhMà – nome provvisorio ma che suona da esclamazione felice – presentato al Bando Coopstartup Rigeneriamo Comunità promosso da Legacoop. L’idea progettuale ha superato il primo step di selezione e si prepara a presentare il business plan per la seconda fase, con l’obiettivo di concludere il percorso costituendo una cooperativa di comunità, la prima in area metropolitana.

Camilla, maestra di nido Montessori, consulente olistica e cuoca macrobiotica, e Federica, project manager nel sociale e insegnante di yoga, hanno presentato il progetto UhMà partendo dai loro bisogni di madri, condivisi dai genitori che hanno partecipato all’incontro: chiusura dei consultori di zona, scarsa presenza di centri di socialità dedicati alla famiglia, lontananza di reti familiari, difficoltà a conciliare vita e lavoro. Nasce così la volontà di attivare una rete di auto mutuo aiuto, già connessa attraverso la pagina Facebook social street e i gruppi Whatsapp delle mamme, che diventi spazio di condivisione e partecipazione. La volontà di fare è contagiosa, così da uno dei tre tavoli di discussione organizzati durante l’incontro, per lavorare a gruppi su temi e servizi specifici, emerge condivisa una conclusione: “partiamo dalle cose che si possono già fare, non dallo spazio”.

Allora Carol, pedagogista steineriana, offre il suo supporto per coordinare il servizio di babysitting, aggiungendo che per lei questo lavoro “è una missione di vita”. Fabio mette a disposizione la sua auto, ferma nel parcheggio dell’ufficio tutto il giorno, dotata di seggiolini e passeggini, per un servizio di baby taxi. Elisa, psicoterapeuta, ha le mattine libere e potrebbe occuparsi della consulenza ai genitori, come Concetta, ricercatrice in ambito medico, che deve cambiare casa e spera di trovarla nel quartiere per non allontanarsene. Ognuno, in base alla propria disponibilità, offre una parte di sé: oggetti, idee, servizi, tempo e soprattutto cura.

Utili ad aggregare saranno le piattaforme, da Trello, un software gestionale gratuito che consente di lavorare in modo collaborativo a Benapp, un local network ideato da una mamma di tre figli per risolvere i problemi quotidiani condividendo tempo, risorse e talenti. Necessari e preziosi sono i momenti di incontro, scambio e confronto, in cui nascono relazioni e i problemi diventano più leggeri se condivisi.

La sensazione, in una domenica pomeriggio di sole invernale, è di sentirsi in un  luogo “rifugio”, presidio di libertà e di autonomia, di mutualismo e cooperazione, dove ogni famiglia rappresenta già un modello a sé di comunità e dove non c’è bisogno di parlare dei problemi del quartiere, perché sono le soluzioni ad occupare lo spazio del dibattito. Un’esperienza di partecipazione pura, dove – prendendo a prestito le parole di Tiziano Bonini – “partecipare non è svilupparsi né essere coinvolti. Abilitare i processi partecipativi significa mettere in campo strategie di lungo periodo”. Perché “partecipare è portarsi a casa un pezzo di potere, di qualsiasi tipo esso sia”.

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