Conciliazione vita lavoro ai tempi del Coronavirus

7 Maggio 2020

CONDIVIDI


Con le scuole chiuse e l’incertezza dei prossimi mesi, il peso maggiore ricade ancora sulle donne. Ne abbiamo parlato con Eva Gabaglio, socia della cooperativa Officina 11 attiva nello studio del territorio, dell’ambiente, della cultura e della sostenibilità.

Di notte, la mattina presto, mentre le bimbe riposano. Il tempo del lavoro per una madre con figlie piccole è spazio ritagliato, inconsueto, non propriamente smart.
A raccontare la sua esperienza è Eva Gabaglio che per la cooperativa Officina 11 svolge attività di supporto tecnico per conto di enti pubblici e no profit riguardo i temi della tutela ambientale e paesaggistica, dello sviluppo locale e dell’educazione ambientale. Si occupa di processi partecipativi e collabora alla progettazione ed attuazione dei percorsi di governance dei Contratti di Fiume promossi in Regione Lombardia. In tempi di emergenza e rallentamento delle attività, anche il bando con ERSAF – Ente Regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste Regione Lombardia è sospeso, in attesa di un possibile rinnovo del contratto che per la cooperativa rappresenta una collaborazione continuativa e solida. Come ci racconta Eva: “Stava per partire uno studio sul fiume Olona, avevamo già pianificato tutto ma per ora si continua in remoto, anche se gli enti pubblici con cui collaboriamo hanno gli uffici chiusi”. L’incertezza condiziona le scelte, come l’accesso a misure di sostegno della liquidità, la partecipazione ai bandi e la possibilità di pianificare a lungo termine. Il lavoro sui bandi in particolare costituisce una parte importante per chi si occupa di studio e progettazione e in questo momento è difficile anche costruire partenariati, incontrarsi e scambiare esperienze. “Siamo riusciti a supportare il comune di Sondrio, lavorando a distanza, su un progetto legato alla sostenibilità degli eventi culturali”, tema che si lega all’esperienza di Officina 11 e dei progetti indipendenti che la cooperativa porta avanti, sempre attenti alla sostenibilità ambientale, economica e all’efficienza energetica, dando valore alla cultura e alle persone.
“In questo momento è difficile anche portare avanti i nostri progetti, certi temi diventano secondari di fronte all’emergenza”.
Mentre parliamo si sentono le voci delle bimbe, sgranocchiano uvetta e prendono a modo loro parte all’intervista. “Oggi siamo uscite insieme per una passeggiata, per la prima volta da Carnevale, è stato un misto tra ansia e sollievo”. Pensando alla fase due e all’eventuale ripresa a pieno ritmo delle attività lavorative, è inevitabile pensare anche alle difficoltà che – con la chiusura prolungata delle scuole – si dovranno affrontare, a partire dalle trasferte: “Vivo a Treviglio, i familiari non sono vicini, mi auguro di poter continuare con lo smart working e di organizzarmi, con il supporto della baby sitter, quando avrò video call e bisogno di concentrazione. Sono abituata a lavorare in orari non consueti, di notte, al mattino presto”. Per alcune è ancora più difficile, come per la collega e socia delle cooperativa Filomena che ha quattro figli, una docenza al Politecnico e un altro lavoro, “l’ho sentita molto affaticata” commenta Eva.
Ad emergere come criticità è principalmente l’assenza della scuola, non solo nell’interesse delle mamme a conciliare vita e lavoro ma nell’interesse dei bambini, a fare pratica di socialità, stare insieme ad altri bambini e non rischiare regressioni nell’autonomia.
Per non sprecare la crisi che stiamo attraversando bisognerebbe “iniziare a sperimentare modalità di lavoro nuove e diverse, dallo smart working, quello vero, che l’ente pubblico in particolare fa fatica ad interiorizzare”. Intanto il pensiero è ai progetti a cui dedicarsi, un seminario sulla gestione del verde pubblico a Brescia – sospeso ma da riprogrammare – e il progetto ChiuroPermeAbile – le cui scadenze sono state prorogate – che in Valtellina sta attivando comunità resilienti. Prevenzione di comunità, attenzione e gestione più condivisa di beni comuni, miglioramento e valorizzazione di spazi e ambienti, leggendo i punti chiave del progetto viene in mente un vademecum per la fase due. Anche guardando la foto d’archivio, con gli abitanti di Chiuro che sorridono anche se il torrente Butigiana è straripato, viene da pensare che i problemi possono diventare risorse. E in quella foto, in prima fila, c’è una donna.

CONDIVIDI