Coltivare memoria, la cooperativa Solaris per il bosco di Bergamo

1 Aprile 2021

CONDIVIDI


La cooperativa sociale Solaris Lavoro e Ambiente cura il verde del Bosco della Memoria inaugurato il 18 marzo 2021, in concomitanza con la prima Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19.
A seguire il progetto per la cooperativa è l’agronomo Francesco Massari.

Alberi che ricordano la vita. Nella città più colpita dalla prima ondata dell’epidemia da Coronavirus, il verde è il colore della rinascita e della memoria. Si tratta del progetto “Bosco della Memoria“, pensato dall’ Associazione Comuni Virtuosi e adottato dall’amministrazione comunale di Bergamo per ricordare le vittime del Covid-19. Al progetto ha partecipato attivamente la cooperativa sociale Solaris Lavoro e Ambiente, impresa no profit che da quasi quarant’anni opera per favorire l’inserimento al lavoro di persone svantaggiate o con disabilità. Oltre alla manutenzione in occasione della posa del primo albero, avvenuta il 18 marzo 2021 alla presenza delle autorità, la cooperativa si occuperà delle alberature per tutta la stagione.
Faggi, querce, carpini, tutte piante autoctone che doneranno ossigeno al vicino Ospedale Papa Giovanni XXIII e a tutti i cittadini che vorranno far crescere il bosco come simbolo di nuova vita, socialità e attenzione all’ambiente. Uno spazio accessibile a tutti, aperto e in divenire come ci racconta l’agronomo Francesco Massari che per la cooperativa Solaris ha curato il progetto fin dagli inizi, trasformando i disegni del masterplan in cerchi concentrici e dando un nome ad ogni albero. “Ogni alberatura ha il cartellino di riconoscimento, un’idea della cooperativa, per consentire a chi attraversa il bosco un’esperienza di educazione ambientale”. Del resto il bosco sarà – quando le misure lo consentiranno – anche un’aula didattica a cielo aperto, a disposizione di tutte le scuole del territorio che vorranno servirsene per fare lezione, progetti ambientali e incontri tematici.
Perchè oltre il dolore che la città ha affrontato e tuttora affronta, c’è la coesione della comunità che al progetto del bosco ha partecipato attivamente, con donazioni e manifestazioni di affetto, riconoscendo negli alberi che crescono il ricordo di chi non c’è più.
Francesco Massari è anche l’autore delle riprese dall’alto, con il drone sul verde, che restituiscono tutta la grandezza e la bellezza di un bosco “planiziale” ovvero di pianura, parola di agronomo: “Qui c’è molta biodiversità, ci sono diverse specie faunistiche – tra cui germano reale, marzaiola, cormorani, picchio rosso – e laghi artificiali creati per il recupero delle acque reflue dell’ospedale, è davvero un bel bosco. Le alberature daranno anche cibo alla fauna, penso alle ghiande delle querce per scoiattoli e uccelli”.
La cooperativa, oltre a curare la manutenzione del verde con i suoi giardinieri, ha donato al Comune di Bergamo e quindi al Bosco un maestoso acero campestre alto 6 metri con una circonferenza di 50 cm, “un albero che in autunno, assieme agli altri manti intorno, darà al bosco una bellissima colorazione arancione”.
Nella città di Bergamo la cooperativa cure oltre 1500 alberature, specie autoctone che verdeggiano in pianura e rappresentano tutta la cura della cooperativa per il lavoro e l’ambiente, come ricorda dal 1984 la ragione sociale.

Foto di Francesco Massari

CONDIVIDI