#Coronavirus dalla cooperazione l’algoritmo clinico a disposizione di tutti

25 Marzo 2020

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Il modello gestionale della Cooperativa Medici Milano Centro, che tiene insieme medicina e informatica, per monitorare, assistere e tranquillizzare i pazienti a casa, è offerto gratuitamente alle istituzioni e alle cooperative tra medici che volessero applicarlo.
Per le visite domiciliari però, ci racconta il Dott. Alberto Aronica, mancano ancora mascherine, guanti e camici monouso.

Un modello organizzativo nuovo, alternativo alla troppa ospedalizzazione, in grado di innescare meccanismi di autoeducazione nei pazienti. Nasce dalla cooperazione tra medici, la proposta della Cooperativa Medici Milano Centro, parte del CO.S Consorzio Sanità, consorzio nazionale di cooperative di medici di famiglia per la riorganizzazione della medicina generale che associa 3.500 cooperative in tutta Italia. Come ci racconta il Dott. Alberto Aronica, vice presidente della cooperativa, in uno dei pochi momenti di pausa possibili in piena emergenza Coronavirus, è stato grazie all’intuizione del Dott. Emanuele Urbani, socio della cooperativa appassionato di innovazione e tecnologia, che in sole due settimane, la piattaforma di telemedicina già utilizzata dalla cooperativa per seguire i pazienti cronici, è stata convertita, aggiornandola con gli algoritmi necessari, per seguire i pazienti contagiati dal Coronavirus. Un sistema già collaudato dunque, che risponde ad una visione cooperativa e interdisciplinare dove digitale e medicina unendosi possono migliorare la qualità delle cure, il rapporto medico-paziente e l’attività dei professionisti della salute.
La tecnologia da sola non basta e l’essere cooperativa, in una rete di cooperative, può fare la differenza. Come sottolinea il Dott. Aronica: “Senza un “sistema” imprenditoriale, con centro servizi e personale, sarebbe difficile gestire un modello così complesso, dove l’app è solo uno strumento”.

La cooperazione è anche nella condivisione. La piattaforma e l’app sviluppate dalla cooperativa, con l’ausilio di una società specializzata, sono state infatti offerte dalla cooperativa ad istituzioni, Regione Lombardia e Ministero della Salute in primis, e a tutte le cooperative di medici presenti sul territorio nazionali, perché la salute è un bene di tutti.
Che il modello di monitoraggio a domicilio sia da seguire, lo dimostra anche la delibera approvata ieri, martedì 24 marzo, dalla Giunta regionale lombarda su proposta dell’assessore al Welfare, Giulio Gallera. “Una maggiore presa in carico e il monitoraggio sul territorio da parte dei medici di famiglia, anche attraverso sistemi di telemedicina, sia dei pazienti Coronavirus che sono stati dimessi, ma non sono ancora guariti, sia di coloro che manifestano sintomi riconducibili al virus”, come si legge dalla nota pubblicata sul sito di Regione Lombardia.

Tra gli effetti principali che il sistema produce, ci racconta il Dott. Aronica, ci sono “meccanismi di autoeducazione” che portano il paziente a prendersi cura di sé, ascoltandosi e monitorandosi con costanza – attraverso il rilievo giornaliero di parametri medici come pressione, respiro e febbre – e di conseguenza sentendosi più sicuro. Garantita anche la privacy, dal momento che il paziente scarica la app di monitoraggio sul suo cellulare su invito del medico curante. “Ora sto seguendo venti pazienti – racconta il Dott. Aronica – i cui dati clinici sono sempre disponibili sul mio cellulare, per intervenire nel minor tempo possibile. I pazienti si sentono molto rassicurati”.
Alla domanda: “di cosa avete bisogno?” la risposta del medico è meno rassicurante: “Medici e dispositivi di protezione individuale per le visite a domicilio: camici monouso, sovrascarpe, guanti e mascherine. Non ne abbiamo per tutti”.
Perché  la questione dell’assenza di protezione adeguata per i lavoratori, dai medici agli operatori della logistica, più volte sollevata anche da Legacoop Lombardia a Regione Lombardia, non è ancora risolta.

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