No alla chiusura delle scuole superiori, si trovino altre soluzioni

22 Ottobre 2020

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Confcooperative e Legacoop Lombardia prendono posizione in merito alla decisione di Regione Lombardia di interrompere le lezioni in presenza per le scuole secondarie di secondo grado e le istituzioni formative professionali di secondo grado. Non è nelle scuole il pericolo di contagio, più efficace agire sul trasporto pubblico e differenziare entrate. La formazione a distanza penalizza ancora una volta gli studenti, in particolare i più fragili e con disabilità, assieme alle loro famiglie.

Siamo molto preoccupati per questa seconda ondata emergenziale e per le conseguenze che questo periodo porterà per le comunità lombarde e per le imprese. Pur nella consapevolezza della nuova grave emergenza in cui ci troviamo, ci ha sorpreso la decisione di Regione Lombardia in merito alla chiusura delle scuole di secondo grado. Siamo infatti convinti che, visti i dati riguardanti il numero di contagi nelle scuole, queste non rappresentano il vero pericolo per i nostri ragazzi e le loro famiglie. Avremmo trovato più efficace agire su orari scaglionati, oltre che sui mezzi di trasporto, che invece potranno continuare ad essere frequentati senza restrizioni e accorgimenti efficaci. La scuola deve continuare a svolgersi, con un mix di programmazione tra lezioni in presenza e lezioni a distanza, organizzando al meglio i tempi di compresenza negli spazi scolastici. Optare totalmente per formazione a distanza rischia infatti di penalizzare ancora una volta i ragazzi, non escludendo per altro le maggiori fonti di contagio che sono esterne alla scuola.

Per altro questo provvedimento rischia di creare ancora più difficoltà per i ragazzi con disabilità e per le loro famiglie e per le situazioni nelle quali la dad non può essere seguita con efficacia a causa delle condizioni abitative o delle connessioni rete. In questo modo aumentano le diseguaglianze che la scuola dovrebbe attenuare.
Infine riteniamo che la chiusura delle scuole superiori vada ad incidere anche sulla situazione occupazionale di lavoratori e lavoratrici delle nostre cooperative, in particolare quelle sociali, rischiando di accentuare ancora una volta il divario tra lavoratori del pubblico e quelli del privato sociale.

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