Gli effetti della pandemia sull’economia lombarda

30 Giugno 2020

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Il rapporto “L’economia della Lombardia”, realizzato dalla sede milanese della Banca d’Italia, registra effetti innestati su un quadro macroeconomico in deterioramento. Se nel 2019 il PIL lombardo ha ristagnato, per il 1° trimestre 2020 l’indicatore segnala forte riduzione nell’andamento dell’economia. Segue una sintesi del rapporto annuale pubblicato da Banca d’Italia il 24 giugno 2020.

La pandemia e il quadro macroeconomico
Nei primi mesi del 2020 gli effetti della pandemia di Covid-19 si sono riflessi sul sistema produttivo e sulla domanda aggregata dell’economia lombarda.
Il peggioramento delle prospettive di crescita connesso con gli effetti economici dell’emergenza sanitaria si è innestato su un quadro in cui il ciclo economico si stava già deteriorando. Secondo le stime di Prometeia, nel 2019 il PIL della regione sarebbe cresciuto dello 0,5 per cento, proseguendo nella dinamica stagnante dell’anno precedente. Le valutazioni di Banca d’Italia, riferite al primo trimestre dell’anno in corso, indicano un calo del prodotto nelle regioni del Nord Ovest di circa il 6 per cento sul periodo corrispondente. Sulla base dell’evidenza disponibile, il protrarsi delle misure di contenimento dell’epidemia comporterà verosimilmente una significativa contrazione del prodotto anche nel secondo trimestre dell’anno, pur in presenza di numerose misure di sostegno dell’economia varate dal Governo e dalle Autorità locali.
La possibilità di recuperare nell’anno i livelli di attività – prosegue la nota introduttiva di Banca d’Italia – dipenderà da un insieme di fattori: per alcuni settori, come quello manifatturiero, è possibile che venga recuperata parte della produzione persa durante la vigenza delle misure di contenimento; per molti comparti dei servizi si tratta di un’eventualità meno plausibile, anche per la riduzione dei flussi turistici che resteranno verosimilmente modesti per un periodo prolungato.

Le imprese
Nel 2019 l’attività dell’industria ha ristagnato, decelerando sensibilmente rispetto all’anno precedente, per poi ridursi repentinamente nel primo trimestre del 2020. Nelle attese delle imprese le perdite di fatturato potrebbero toccare il 25 per cento nel primo semestre dell’anno, anche a seguito della sospensione per più di un mese delle attività rappresentative di oltre la metà del valore aggiunto del settore produttivo. L’incertezza sulle conseguenze della pandemia determinerebbe nel 2020 una diminuzione dell’accumulazione di capitale, che era già scesa nel 2019. Nelle costruzioni la fase espansiva è proseguita nel 2019, ma ha subito un brusco arresto nel primo trimestre del 2020, risentendo del blocco dei cantieri. Nei servizi l’attività, ancora in crescita nel 2019, si è deteriorata rapidamente in seguito ai provvedimenti di contenimento dell’epidemia che hanno colpito soprattutto i comparti del commercio al dettaglio non alimentare, della ricezione, della ristorazione, dell’intrattenimento. Nel 2019 la spesa dei viaggiatori stranieri, importante per le attività regionali legate al turismo, è aumentata a ritmi elevati, mentre l’espansione delle esportazioni di beni si è arrestata, risentendo della stagnazione del commercio mondiale. Nel primo trimestre del 2020 entrambe le voci sono diminuite e si prevede che la domanda di beni proveniente dai principali partner commerciali della regione si contragga nell’anno in corso di oltre il 10 per cento.

Sotto il profilo della struttura finanziaria, negli ultimi anni il miglioramento delle condizioni reddituali ha contribuito ad accrescere la resilienza del sistema produttivo: il grado di indebitamento si è ridotto e la composizione delle passività è divenuta maggiormente diversificata e orientata agli strumenti a media e a lunga scadenza. La pandemia e le misure adottate per farvi fronte hanno però determinato un crollo dei ricavi che, in presenza di costi incomprimibili e non rinviabili, hanno alimentato il fabbisogno di liquidità delle imprese, soprattutto nei comparti del commercio e dell’alloggio e ristorazione. A fronte delle accresciute esigenze di risorse finanziarie, i prestiti bancari sono tornati ad aumentare a partire dallo scorso mese di marzo per effetto della crescita delle erogazioni a favore delle aziende di grandi dimensioni e dell’attenuazione della flessione dei finanziamenti a quelle più piccole. La volatilità che ha caratterizzato i corsi degli strumenti finanziari a seguito dell’emergenza sanitaria ha di fatto arrestato il ricorso ai mercati obbligazionari e dei capitali da parte delle imprese lombarde, riducendo la diversificazione delle fonti di finanziamento.

Il mercato del lavoro
Dopo un anno in cui l’espansione dell’occupazione era proseguita, nei primi mesi del 2020 la crisi sanitaria ha impresso un repentino peggioramento alle condizioni del mercato del lavoro a seguito del blocco delle attività produttive, che ha coinvolto oltre un terzo degli occupati in regione. I dati disponibili evidenziano una significativa diminuzione del saldo tra attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro nei primi cinque mesi del 2020 rispetto a un anno prima. Nello stesso periodo, le ore autorizzate di Cassa integrazione sono aumentate di quasi venti volte, sia per l’incremento degli interventi ordinari, sia per l’ampliamento della platea dei lavoratori che possono accedere agli interventi in deroga. A partire da marzo sono aumentate in maniera significativa le domande di NASpI per gli eventi di disoccupazione involontaria e sono state introdotte indennità per i lavoratori autonomi e altre categorie coperte solo parzialmente dalle misure di tutela.

Le famiglie
Nel 2019 la dinamica favorevole dell’occupazione aveva sostenuto la crescita del reddito disponibile delle famiglie e dei consumi. Nei primi mesi del 2020 i consumi sono diminuiti, in particolare nella componente dei beni durevoli, presumibilmente a causa della chiusura delle attività e dei timori di riduzioni del reddito. I livelli di povertà, seppure meno elevati rispetto alla media nazionale, potrebbero aumentare in seguito alla pandemia. Tra le famiglie più esposte vi sono quelle che dipendono dai soli redditi da lavoro autonomo o da lavoro dipendente a tempo determinato. Nei primi quattro mesi dell’anno i nuclei beneficiari del Reddito o della Pensione di Cittadinanza sono aumentati rispetto al 2019.

Nel 2020 la forte caduta dei corsi azionari e obbligazionari conseguente all’emergenza ha intaccato il valore degli strumenti finanziari di proprietà delle famiglie lombarde, che però detengono portafogli caratterizzati da un maggiore grado di liquidità rispetto al recente passato e quindi più adatti a sostenere i consumi in una fase di reddito calante. La crescita dei prestiti alle famiglie, sostenuta per tutto il 2019, ha subito un rallentamento nei primi mesi del 2020 in connessione con il calo delle compravendite immobiliari e con la minore spesa per beni durevoli. I provvedimenti varati dal Governo e la moratoria sui mutui dovrebbero contribuire a sostenere la capacità delle famiglie di far fronte ai propri impegni finanziari.

Il mercato del credito
Il processo di razionalizzazione della rete degli sportelli bancari, fenomeno in atto dalla crisi finanziaria internazionale e proseguito nel 2019, si è accompagnato a una progressiva diffusione dei canali digitali nell’erogazione dei servizi finanziari, modalità di interazione con la clientela che ha facilitato l’applicazione delle misure di distanziamento sociale adottate per contrastare l’epidemia. Gli intermediari, sia su base volontaria sia nell’ambito dei provvedimenti legislativi, hanno intrapreso azioni di supporto della liquidità delle imprese e delle famiglie. A partire dal mese di marzo i prestiti al settore produttivo sono tornati a crescere mentre quelli alle famiglie hanno rallentato. Nel primo trimestre dell’anno in corso gli indicatori della rischiosità del credito erogato alla clientela lombarda sono rimasti su livelli molto bassi, sebbene si ravvisino lievi segnali di peggioramento per il flusso di nuovi prestiti deteriorati delle aziende.

La finanza pubblica
Gli effetti economici connessi con l’emergenza sanitaria avranno ricadute importanti sui bilanci degli enti territoriali lombardi, incidendo negativamente sui flussi delle entrate e determinando un aumento delle spese. La Regione ha fronteggiato l’epidemia di Covid-19 incrementando la dotazione di personale medico e infermieristico e raddoppiando i posti letto in terapia intensiva, il cui numero in rapporto alla popolazione residente era inizialmente in linea con la media nazionale ma inferiore a quella delle altre regioni del Nord Italia. Con l’esaurirsi della fase più critica della pandemia è iniziata una progressiva ripresa delle attività ordinarie degli ospedali. Parte dell’incremento dei posti letto in terapia intensiva dovrebbe però essere reso strutturale. Gli enti territoriali lombardi hanno affrontato la crisi partendo da una situazione finanziaria mediamente migliore rispetto alle altre regioni a statuto ordinario, beneficiando di avanzi di bilancio più elevati e di livelli di indebitamento inferiori.

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